mercoledì 1 agosto 2012

Don't take life too seriously. It isn't permanent.

Scelsi di fare questo mestiere più o meno nello stesso momento in cui chiesi ai miei genitori di iscrivermi al liceo classico.
Nonostante avessi le idee molto chiare, preferii non svelare subito il mio intento: perché fare il copywriter non era - e non è - fare un lavoro serio, con un posto fisso e da persone per bene.

Mia madre, ancora oggi, non l'ha accettato del tutto.

Dopo la scuola e l'università - "Perché senza un pezzo di carta non vai da nessuna parte.", sempre la mamma - cominciai la via crucis dei colloqui, con un portfolio fatto alla vecchia maniera: ritagliando annunci veri e riscrivendone i titoli.


Ma scoprii presto che il prezzo (alto) da pagare  per entrare in qualunque straccio di agenzia era seguire un master in Accademia di Comunicazione. Dopo master strapagato e stage gratuiti, freelance saltuari e co.co.pro. a cifre ridicole decisi di lasciare Milano per lidi più sereni, quelli in cui sono ancora oggi.

Una città né piccola né grande. Media.
Un'agenzia né piccola né grande. Media.

Sono un copy nella media, ecco.

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