giovedì 30 dicembre 2010

Neofiti della cucina orientale

Faccia perplessa di fronte alla ciotola. Insalata o pappa del cane? Liberato il campo da materiale molliccio e florilogio di rafano tagliato a grandi cerchi condisce con salsa di soia come se si trattasse di olio - appunto - sulla proverbiale insalata. Magari lo fosse. Tente l'assalto a suon di bacchette ma sconfitto e indispettito procede con forchetta e velato disappunto. Costa davvero 12 cazzo di euro?

giovedì 9 dicembre 2010

Il gufo torna dal barattolo delle chine

Non so perchè ma è tornata a trovarmi, come al solito di notte, e, come ad ogni vecchio amico, ho aperto la porta e preparato un the. Caldo. Ancora arrabbiata per non aver mai finito di disegnarla ho dovuto impugnare di nuovo la matita e mettermici. La smetterà di fissarmi così?  Un po' gufo, un po' giappone, un po' matrioska un po' sguardo che ti passa attraverso. E giudica. Almeno me. La pigrizia ha lasciato spazio a nuovi tratti. Almeno per stanotte. Domani è 1 altra notte. Forse.

martedì 7 dicembre 2010

Tempo spazio e doppio spazio

Vorrei comprare 1 piccolo giroscopio. Vorrei comprare 1 piccolo giroscopio e sfregando tra pollice e indice la sottile e liscia crosta metallica dell'involucro , generare una tale spinta centrifuga da indurlo in un moto perpetuo e silenzioso. Sono stato al cinema stasera con amici. Le luci si spengono e ci si ritrova familiarmente soli e straniati dal contesto. Due cose interrompono con ritualità questa splendida catarsi. Le promozioni tra i due tempi e quello della poltroncina 7 fila G. Il suddetto cineasta non riuscendo a contenere la portata delle intuizioni geniali sullo sviluppo della trama le vomita, a volume fastidiosamente elevato, su tutta la fila 8, 9 e 10 con tono di sacente autorità. L'eruzione di genialità viene interrotta solo dallo sgranocchìo, a ritmo sconnesso e sempre ad opera del suddetto luminare, di pop corn. Ad 1 orecchio attento è facilmente identificabile il momento in cui lo snack passa dalla sua forma solida fino alla poltiglia vischiosa e salivescente che scende lungo la gola.  Il rumore muta di intensità e di acutezza passando dagli incisivi ai canini e infine ai molari logori. Il suono decorre rapidamente da un croccante La a 1 biascicaticcio bemolle. 
Divagare è una cosa che mi riesce bene (Crudelia docet).

Sono stato al cinema e vorrei comprare 1 piccolo giroscopio.
Il film mi ha indotto a pensare. Interrogativi nuovi che sembrano portare altrove. Si formano nuvole di vapore caldo, nella notte gelida, che escono dalle tempie anziché dalle narici; risposte vecchie che si condensano come candelotti di ghiaccio poco sotto il labbro inferiore rendendone difficili i movimenti. Il relativismo di essere l'inquisitore l'inquisito e il boia mi condanna a girare in tondo; la sola speranza è quella di 1 bel viaggio. La pellicola non brilla per originalità o per maestria ma ha di certo il pregio di parlare di due tra i dilemmi più ricorrenti con cui mi scontro quotidianamente: verità e consenso.
La verità è decisamente sopravvalutata. Più o meno come la colpa di cui è sorella illegittima. La ricerca della verità - come tutta la letteratura cavalleresca sul Graal insegna - è molto più virtuosa del risultato a cui aspira. Più o meno nobili cavalieri che intraprendono un lungo viaggio alla ricerca di…se stessi? un tesoro? l'onore? l'amata che non li caga pari?
La domanda è decisamente più importante e rivela il vero carattere del viaggiatore.

Il consenso è di tutt'altra pasta. La sua ricerca non rende virtuosi e, spesso, non fa dormir sonni tranquilli ma a volte fa tacere i sensi di colpa. O almeno lo fa per un tempo sufficiente da lasciarne affiorare altri.

Come sono arrivato qui? e chi lo sa. Forse è meglio finire qui questa riflessione prima che tiri fuori complessi edipici o junghiani da cui non posso dire di sentirmi del tutto immune.