martedì 2 novembre 2010

Molliche

A volte lasciarsi alle spalle parole sospese o finite solamente a metà, frasi interrotte o mai pronunciate - mancanza di coraggio o esubero dello stesso - sono un modo tortuoso e singolare di seminare, come nelle migliori favole germaniche, molliche di pane sul proprio sentiero.  Una forma di nostalgia ci rapisce, a volte, e ci costringe a seguire come un proverbiale gambero il confuso percorso disseminato di stantie, ammuffite e spesso mordicchiate tracce. Raccogliendole, forse, si ritorna a casa. Ma a casa di chi?

Le frasi interrotte quando poi tornano sulle labbra di chi le ha smarrite fanno come i tortellini nel brodo. Un secondo prima il sottile strato fatto di contigui cerchi gialli e oleosi costringe immobile la pellicola umida che segna il limite tra l'acqua calda e l'aria fredda della cucina. Ti volti per vedere che ore sono e un piccolo e disordinato plotone di triangoli gialli fuoriesce dalla pignatta manco fossero agguerriti tagliagole nascostisi lungo le viscide rive del fiume Kwai.

E improvvisamente le parole sospese sono una, cento, mille. Qualcuna la schivi, qualcuna è a salve, qualcuna l'avevi dimenticata, qualcuna la lascerai lì per i momenti di noia. Ma qualcuna un bello schiaffo te lo dà. Nulla si vince e molto si puó perdere o sia ha già perso. Le parole, come i tortellini, scuociono, pronunciarle quando ormai è troppo tardi non lasciano in bocca alcun sapore. Solo il retrogusto annacquato di chi è arrivato tardi. 

Le tenere molliche di pane, che saranno pur tenere, in piena faccia male lo fanno davvero.