martedì 18 giugno 2013

L'elfante rosa e il rinoceronte annegato. (pedissequamente ispirato allo spettacolo teatrale di Roberto Mercadini)

Nel 1513 Il re del Portogallo, Manuel d'Aviz detto l'avventuroso, si vede recapitare, trasportato da uno dei suoi bastimenti proveniente dalle indie, un dono. Un Elefante.
Più o meno forma e stazza dell'animale erano note anche se era piuttosto difficile dire di averne visto uno in carne ossa e zanne. Lo stesso re non ne aveva mai visto uno in carne ossa e zanne. Ad aggiungere meraviglia alla meraviglia l'elefante era pure albino. La pelle dell'elefante albino, diafana e trasparente, lasciava intravedere il fitto reticolo di vene che scorrono sotto le membra del pachiderma, dando, nel complesso, una cromia rosa al gigantesco animale. Un elefante e per giunta rosa, che evento, che dono! Non sentendosi abbastanza importante per un simile presente decide di donarlo a qualcuno di ancora più importante di lui, il Papa, anzi il nuovo Papa da poco insediatosi Leone X.  Da Lisbona salpa la flotta reale che approda a Roma il 12 marzo 1514. Grandi feste e celebrazioni nella città eterna per l'arrivo di Annone, chiamato così in onore del generale cartaginese, l'elefante rosa. Non solo elefante, non solo rosa, non solo con un nome importante ma pure gentile. Arrivato al cospetto del Papa fa tre inchini di riverenza come il più educato paggio di corte. 
Evento così raro e stupefacente che il Leone X decide di consegnare all'eternità l'incredibile animale. Pago ed entusiasta chiama il più noto artista romano alle sue dipendenze perché consegni ai posteri  tale magnificenza: Raffaello Sanzio. Per gli amici solo Raffaello. 
Visto l'apprezzamento del pontefice Manuel d'Aviz, detto l'avventuroso, decide di porgere, l'anno successivo, un altro dono. Sceglie di regalare al pontefice un animale altrettanto esotico e misterioso, un rinoceronte, arrivato sulla sua soglia nel medesimo modo. Riparte la flotta da Lisbona ma qualcosa va storto. Nel viaggio sul Mediterraneo una tempesta improvvisa quando feroce rapisce la nave e il rinoceronte, tutto intero, per consegnarli al muto fondale sabbioso. I marinai sanno nuotare, i rinoceronti no.

Un altro artista avrebbe voluto ritrarre il prodigioso quadrupede al suo arrivo a Porto Ercole. Autore tedesco noto per le incisioni e i taccuini di animali bizzarri. Albrecht Dürer. Attraversa l'Europa per arrivare a Lisbona prima che l'animale parta ma al momento del suo arrivo si è già diffusa la notizia della tragedia. Albrecht deciso a raffigurare l'animale evita di partire per un inutile viaggio verso lo stato pontificio in cerca della carcassa umida e, attraverso le testimonianze e i ricordi di chi lo ha visto, incide nel legno un ritratto postumo dello sfortunato perissodattilo. Quello che ne ottiene è qualcosa che poco ha a che fare con l'animale vero e proprio. Con un sottile scalpello ritrae nel bosso una bestia a cavallo tra la mitologia e la superstizione di paese. Solido e monolitico come si preparasse per una battaglia ha il dorso e l'addome ricoperto di placche cesellate e ricche di sfaccettature che lo fanno sembrare un armigero reale, ha le zampe squamose di una gigantesca trota e piedi a mezzaluna come un cammello del deserto. Orecchie pelose da scoiattolo, bozzi e curiose protuberanze e, non contento del corno tortile sulla fronte, ne disegna anche un altro in mezzo alle scapole. 

Sono certo che, come me ascoltando le parole dell'attore in scena, attraverso queste poche righe torna alla memoria l'immagine del rinoceronte ma anche ripensando ai tempi della scuola e delle matite Carioca del ritratto dell'elefante rosa non c'è traccia. Qualcuno ricorda di aver mai visto il ritratto di Annone l'elefante tanto famoso e consegnato alla storia da Raffaello? 

Non credo. 

Il ritratto è andato perduto. Ne rimane solamente qualche schizzo preparatorio e qualche copia fatta da artisti posteriori come studio. Nessuno ricorda che fine abbia fatto o in quale scantinato sia stato dimenticato. 

Quasi dimenticavo, la storia dello sfortunato rinoceronte non è finita qui. Strappato alla calma delle acque e imbalsamato fu comunque consegnato al pontefice che, disgustato, lo fece rimadare al mittente. Quindi annegato, imbalsamato e schifato ha raggiunto comunque le biblioteche e le fantasie di tutta l'Europa. L'illustrazione nata sotto i peggiori auspici è diventata uno dei disegni più famosi e conosciuti del vecchio continente. Quasi come il catalogo dell'ikea.

La morale della storia? Non importa quanto grandi siano gli elefanti rosa prima o poi finiscono da soli in uno sgabuzzino polveroso. Basta aspettare.
  

lunedì 17 giugno 2013

Dalle 9 alle 18

Dalle 9 alle 6 18 è un tempo definito che contraddistingue con precisione lo spazio che esiste tra la vita privata e quella pubblica. Dalle 9 alle 18, per  chi vive nel mondo del canonico lavoro degli uffici è il lasso di tempo che trascorriamo, volenti o nolenti, tra gli altri. Sta a noi stabilire  se ci faremo amare o odiare.  Spesso capita che le 18 diventino le 19 e poi le 20 e poi mattina. Il tempo si dilata perché il lavoro, anche in tempo di crisi, non finisce mai. Perché stringiamo rapporti di amicizia e solidarietà, perchè ci innamoriamo del vicino di banco, perché lamentarsi in gruppo é più divertente. Perché stare al lavoro é molto piú facile che costruirsi una vita vera. Vivere dalle 9 alle 18 fornisce un fantastico alibi alla mancanza di interessi, di passioni e di argomenti. I libri diventano una fatica, cucinare 1 incubo, il cinema, quasi, 1 ricordo dell`adolescenza. Vivi sperando che non ci siano ponti, ferie permessi perchè il tempo libero ti coglie come un morso alla bocca dello stomaco.

Spesso ci convinciamo che si creino dei rapporti che dureranno nonostante il tempo, le distanze e gli accidenti. Spesso ci sbagliamo. Questa non è una banale generalizzazione. Non è una critica sociale o bla bla bla. Sono solo poche le cose che sopravvivono oltre le 18. Sprechiamo parole grandi per descrivere cose che non lo sono. E poi la vita va avanti. Fortunatamente.