domenica 26 agosto 2012

Un viaggio, ovvero come smettere di rispondere carro armato alle cameriere dei ristoranti.




É iniziata quasi per scherzo 1 avventura che ricorderò a lungo. Molto a lungo.
Sono partito con 1 bagaglio pesante di fantasmi da sotterrare lontano da casa, non sembra ma i fantasmi pesano. E non te li levi dalle spalle come lo zaino. Pesante pure quello.
Sono partito senza 1 programma, senza 1 meta, senza nemmeno sapere bene dove fossi diretto, in questo senso la mia ignoranza geografica ha fatto di nuovo scuola: per chi non lo sapesse Edimburgo non è in Irlanda. Sono partito con l'idea di fare 1 viaggio da solo e invece sono partito con 1 improbabile compagno di viaggio. Uno che nella vita pianifica. O almeno lo faceva fino a non molto tempo fa. Anche lui è stato travolto da 1 insolito destino. 4 lettere gli hanno cambiato la vita. Ma questa è 1 altra storia.
É il primo viaggio da solo, o quasi, e sarei pronto a ripartire domani. Ho scoperto che ci vuole davvero poco a mettersi in viaggio, basta volerlo. Volerlo davvero.
Sono partito con la speranza di lasciarmi stupire. Ed è successo.
Abbiamo vagabondato senza point of interest e spesso senza un letto che ci aspettasse. E più di una volta il letto è stato 1 matrimoniale. Da dividere. Io e il ciccione. "Vedo vado" è stata la sola regola che ci siamo imposti, regola che di certo non ci ha mantenuti all'asciutto, non ci ha salvato dai monsoni ne ha preservato le mie inadeguate calzature da 1 usura considerevole; ho lasciato sulle strade d'Irlanda buona parte delle mie suole. Risparmio volentieri il capitolo sulle vesciche, i dolori e la vecchiaia che avanza.
Ho visto panorami che non riesco a raccontare perchè le parole non bastano, potrei provare a descriverli per settimane senza riuscire a raccontare cosa si prova. Potrei mostrare le foto, poche, scattate ma comunque non basterebbe. Ci vorrebbe un contenitore dove poter raccogliere tutto. Lo stupore che ti fa sgranare gli occhi, i fotoni che fanno restringere le pupille, la pioggia leggera che t'inumidisce il viso e i gli abiti, il dolore di spalle stanche e piedi logori, le vibrazioni che passano nei polpastrelli mentre rimani rapito e le voci dei turisti fastidiosi intorno a te o la saliva che ti riempie la bocca mentre deglutisci quasi inconsapevole davanti a tanta meraviglia. E perchè no anche il ricordo di cos'hai mangiato pochi minuti prima. Ma se volete davanti ad 1 birra potrei provarci. Offerta ovviamente.
Confesso una certa sorpresa nell'aver trovato un cartello dei Samaritans di fronte alle Cliffs. Uno scenario mozzafiato mentre la nebbia prova a nascondere le asperità della roccie che si conficcano senza pietà in un mare piatto e senza rumore. Anche se posso capire che se la devi finire vuoi che l'ultima immagine che porti con te sul fondo del mare sia una cartolina di una bellezza che riempia il vuoto che senti. Dentro.

Ho incontrato persone da cui non capivo che brandelli di parole, è nota la mia scarsa propensione per le lingue, capacità proporzionata alla mia ignoranza geografica, ma quei brandelli suonavano davvero "accoglienti".  L'irlanda è 1 paese che ti saluta con un inchino mentre dalle labbra sorridenti dei propri abitanti esce un "you'r welcome" caldo come il sole. A proposito, in Irlanda piove. Cazzo se piove. Sembrava autunno. Inoltrato. Sempre. Non oso immaginare come sia d'inverno. Poi vabbè qualche stronzo lo becchi sempre.

Abbiamo vagato discutendo la sera a cena della prossima tappa. Prendendo quello che viene quando viene. Siamo stati a Galway, l'ibiza irlandese, siamo stati sulle isole Aran, a Doolin, a Cork, Skull, KIlkenny, Cahill e Cashell. Senza dimenticare Dublino. Non ci siamo mai fermati più di un giorno e mezzo in un posto. E tra i km, la Guinness, il fish & chips e la full irish, a colazione, il tempo è corso via come la strada sotto i nostri piedi.  

Tornato a  casa lo zaino era più pesante ma il cuore più leggero.

Attività consigliate durante il viaggio:
- Pesca della sirena triste
- Caccia al fenicottero da spiaggia e molestie notturne ad equini sonnolenti.
- Passeggiata preserale verso la chiesa di Holy Cross e, nel ritorno, fare l'autostop cercando di non fare la fine della volpe spalmata, più volte, sull'asfalto di una mulattiera irlandese  (dio benedica i fantini e la grande nazione ucraina che ce ne ha mandato uno in soccorso)
- Ciclotour delle isole Aran sotto la pioggia battente, possibilmente senza distruggere due biciclette

Letture fatte:
Come smettere di farsi le seghe mentali G.G. Giacobbe
Diary C. Palahniuk
Il fantasma dell'opera (non tutto) G. Leroux
Il cimitero senza lapidi N. Gaiman
La leggenda del santo bevitore J. Roth
L'abate nero E. Wallace (se ne può fare a meno)
Fiaber irlandesi quanto basta

Colonna sonora:
Bob Dylan come se non ci fosse 1 domani

E non dimenticate di guardare sempre a sinistra quando attraversate. Buon viaggio.

mercoledì 1 agosto 2012

Sapore di sale, sapore di male.

Il mio capo, che si è guadagnato il nome di "Lupacchiotto" grazie allo sguardo querulo e alla capacità di attaccartisi alla giugulare alla minima distrazione, ogni anno si concede allegramente un mese di vacanze.

Del resto, si è organizzato: circondato da jene che ci sorvegliano girandoci intorno con la bava alla bocca, sa che tutto funzionerà perché ha addestrato bene anche noi.

Che poi è il bello e il brutto dell'agenzia media: tutti, più o meno, imparano a fare tutto.

Perché non ci si può permettere di pagare un resposabile di produzione, per esempio, e men che meno un progress. Sugli account, poi, ancora non ha preso una posizione precisa.

Il bello è che anche se sei un copy puoi smanettare con la macchina per incollare le tavole delle presentazioni, fare mock-up e decrittare i messaggi in CMYK e RGB che si scambiano sottobanco gli art director. 
 
Il brutto è dover chiedere e inoltrare preventivi, scriverti il brief, il debrief e il rational, ma soprattutto rispondere alle chiamate dirette del CLIENTE, questa figura mitologica che tutto può e alla quale tutto si deve, che di solito vuole chiarimenti su accordi presi, nel mio caso, con Lupacchiotto.

E dato che lui è un cretino, ma estremamente furbo, fa in modo che il gruppo dei manovali (jene escluse, of course) sia composto da persone responsabili, intelligenti e con la risposta pronta.

Così lui può godersi le sue holidays full immersion.

Ed è così democratico che lascia anche noi fully immersed, ma nella merda.

Carino, eh?

Don't take life too seriously. It isn't permanent.

Scelsi di fare questo mestiere più o meno nello stesso momento in cui chiesi ai miei genitori di iscrivermi al liceo classico.
Nonostante avessi le idee molto chiare, preferii non svelare subito il mio intento: perché fare il copywriter non era - e non è - fare un lavoro serio, con un posto fisso e da persone per bene.

Mia madre, ancora oggi, non l'ha accettato del tutto.

Dopo la scuola e l'università - "Perché senza un pezzo di carta non vai da nessuna parte.", sempre la mamma - cominciai la via crucis dei colloqui, con un portfolio fatto alla vecchia maniera: ritagliando annunci veri e riscrivendone i titoli.


Ma scoprii presto che il prezzo (alto) da pagare  per entrare in qualunque straccio di agenzia era seguire un master in Accademia di Comunicazione. Dopo master strapagato e stage gratuiti, freelance saltuari e co.co.pro. a cifre ridicole decisi di lasciare Milano per lidi più sereni, quelli in cui sono ancora oggi.

Una città né piccola né grande. Media.
Un'agenzia né piccola né grande. Media.

Sono un copy nella media, ecco.