lunedì 17 gennaio 2011

La versione di Matt

Le luci alogene - qualcuna nonostante la relativa giovinezza della sala è vistosamente bruciata - riportano al presente il tempo in platea. Le poltrone attorno a noi, almeno numerose tra quelle che riesco ad abbracciare con un solo sguardo, portano in grembo occhi rossi.  Tale fenomeno temo non sia dovuta alle braci dei Montecristo, amorevolmente confezionati da mani che morbidamente curvano viscide fogli di tabacco mentre si lasciano accarezzare da racconti francesi, o alle cipolle tagliate senza averle preventivamente lasciate riposare nel frigo. Il rossore non deriva neppure dalle risate di un caustico, geniale e grandissimo bastardo che dalla pellicola trascorre la sua esistenza scandendo il tempo a sorsate di whisky.

Trovo - da fottuto romantico quale sono -  meravigliosa la scena del matrimonio. Quando la vita sembra aver trovato il proprio corso, inaspettatamente, un vestito azzurro e un sorriso sincero e un tenue incarnato fanno cadere il castello di carte ancora fresche d'inchiostro. Un temporale improvviso preso in piena faccia che rovina giacche scure cucite su misura e boutonnière che ricadono flosce dagli occhielli. Il cavaliere corre per raggiungere la visione, che lo caccia con infamia, e, nell'ultimo tentativo di sedurla,  inciampa nel crine delle proprie calzature. Rovinosamente si spalma su un - immaginabile - ruvido marciapiede in cemento mentre timidi archi ne musicano la rovinosa uscita di scena. Esteti della disfatta.

Mi chiedo solo perchè nel trasporre un romanzo così ben scritto si siano sbagliati tanti congiuntivi.

Si chiudono gli sportelli dell'auto, e l'abitacolo inizia a scaldarsi mentre le nuvole di vapore e appetito (a casa mi aspettano gli ossibuchi con i piselli) spariscono.
In lontananza le ultime sopravvissute e stanche lucette di natale colorano ad intermittenza irregolare un terrazzino al primo piano. Probabilmente un italiano. 'Notte.

il gufo step 2.1

lunedì 3 gennaio 2011

I buoni propositi

Per iniziare vorrei imparare a fare le introduzioni quando scrivo qualcosa. Vorrei essere più sorridente quando ci sono dei casini. Vorrei lavorare meno ma con più passione. Vorrei disegnare di più, leggere di più, scrivere di più che la strada è ancora lunga prima di diventare grande. Vorrei essere un creativo migliore e allo stesso tempo non prendermi troppo sul serio.  Vorrei smettere di piangere come un vitello quando vedo Dragon Trainer. Vorrei ascoltare musica nuova. Vorrei passare meno tempo su ichat, msn, meebo, skype o qualunque sigla non comporti un vis a vis davanti a un buon bicchiere di Sangiovese. Vorrei vivere davvero hic et nunc. Non voglio dimenticare ancora che la porta della mia casa è sempre aperta e a qualunque ora, perché l'ospitalità è il mio biglietto da visita. Vorrei riuscire a comunicare meglio quello che sento senza nasconderlo dentro fiumi di parole. Non voglio dimenticare che ho due copie di "Aspettando Godot". Vorrei essere meno presuntuoso ma anche non sottovalutarmi troppo. Vorrei, se riesco, guardare due o tre partite di calcio così la prossima volta che finisco sulla Gazzetta magari so pure il perché. Vorrei mangiare meglio o quantomeno smettere di litigare con l'eco del mio frigo vuoto e desolato. Vorrei tornare in agenzia e trovare un pensatoio. 
Vorrei viaggiare nel senso fisico del termine. Vorrei che la Birba la smettesse di guardarmi così quando ha fame, un educato "perfavore" è più che sufficiente. Vorrei parlare meno e ascoltare di più. Vorrei non dimenticare nessuno ma questo è veramente fuori portata. Vorrei finire di vedere Twin Peaks. Vorrei ricordare, quando serve davvero, la fondamentale regola del musicista. Vorrei smettere di prendere in giro le persone basse anche se lo trovo irresistibile. Vorrei smettere di credermi Cal Lightman. Vorrei smettere di scrivere buoni propositi invece di perseguirli. Vorrei lasciarmi stupire. Vorrei due vasetti di burro di noccioline (quello supersalato e con i pezzetti di noccioline dentro). Vorrei un po' di leggerezza due volte al giorno dopo i pasti. Vorrei avere pazienza. Vorrei scrivere o sentire amici che non hanno e-mail e sms ma posta cartacea giusto per andare all'ufficio postale e fare un po' di coda. Vorrei essere più pigro almeno la domenica. Vorrei imparare a suonare il mellotron e il contrabbasso. Dovrei fare un corso di tedesco (vorrei è eccessivo).

Vorrei ancora un sacco di parole ma per un anno queste sono più che sufficienti. Buon anno.

Vorrei essere anche più conciso.