La pianura è Terra di nebbia d'afa e d'infanzia, dove la noia è - da sempre - di casa. É di norma entrare in un ufficio e trovare il malumore che ti aspetta da dietro il vetro coperto di ditate. Sbuffare rumorosamente il proprio disappunto in faccia ai clienti è costume comune mentre la fretta e l'ansia sono legittimate a infastidire le commesse sedute sui propri scranni di nylon e plastica scadente. I passi sono rapidi e ravvicinati. La polvere è spostata - poco alla volta da tacchi frettolosamente suolati poco prima - in minuti archi circolari. Le maglie, sgradevolmente attillate a forme che avrei preferito fossero omesse, si alzano. Sollevandosi lasciano intravedere magliette della salute a coste con dei fiorellini, anch'essi giallognoli e a coste, la cui primavera è trascorsa da un po'. Le espressioni sono tirate e gli angoli della bocca puntano simmetricamente il pavimento. La gravità qui è più forte e anche gli sguardi puntano sempre verso il basso.
La stagione migliore è sempre la scorsa e il futuro è sempre abbastanza lontano da non arrivarci mai. Per un soffio. Giusto per aver qualcosa di cui lamentarsi.
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