Ci sono mille rumori che passano inosservati. Il mondo intorno é pieno di suoni che non riusciamo a capire perché arrivano tutti insieme, mescolati, fusi o semplicemente disattesi.
Ascolto Eric Dolphy, dopo 1 notte quasi insonne, svegliato dal mercato mattutino che sta crescendo sottocasa. Ghostnote sono gli spazzini e le sirene delle retromarce e i cigolii delle braccia idrauliche che stendono le ampie tende per mettere al riparo le merci dal sole e dalla pioggia battente di 1 inverno lungo e infinito. Ghostnote sono le voci e le grida degli abitanti di questo mondo antimeridiano o, come avrebbe apostrofato Adrian Cronauer, "anticristo com'è presto". Ghostnote che turbano il sonno leggero di 1 inquilino avvezzo al buoi delle notti invernali. Piccoli suoni che stanno tra la piazza vuota e la piazza brulicante.
Le dita sono pesanti sulla tastiera, a quest'ora, e fanno rumore sordo e di macigno mentre le falangi non riescono a tenere il ritmo dei pensieri e delle parole che s'incastrano cercando di dare 1 senso a fumose sensazioni in una zona non ben definita dentro la mia testa.
Ascolto Eric Dolphy, dopo 1 notte quasi insonne, svegliato dal mercato mattutino che sta crescendo sottocasa. Ghostnote sono gli spazzini e le sirene delle retromarce e i cigolii delle braccia idrauliche che stendono le ampie tende per mettere al riparo le merci dal sole e dalla pioggia battente di 1 inverno lungo e infinito. Ghostnote sono le voci e le grida degli abitanti di questo mondo antimeridiano o, come avrebbe apostrofato Adrian Cronauer, "anticristo com'è presto". Ghostnote che turbano il sonno leggero di 1 inquilino avvezzo al buoi delle notti invernali. Piccoli suoni che stanno tra la piazza vuota e la piazza brulicante.
Le dita sono pesanti sulla tastiera, a quest'ora, e fanno rumore sordo e di macigno mentre le falangi non riescono a tenere il ritmo dei pensieri e delle parole che s'incastrano cercando di dare 1 senso a fumose sensazioni in una zona non ben definita dentro la mia testa.
Ghostnote per me sono tocchi leggeri sospesi tra due battute, punte di legno arrotondate 5A che sfiorano un pelle sabbiata sospesa su 1 altra pelle sabbiata che rimane quasi immobile su una tesa cordiera da 12. Colpi sottili in un limbo di tempo vuoto e ben definito. Tocchi che rimangono sulle dita e nella testa e nelle orecchie senza che quasi ce ne si accorga. Come l'albero che cade in mezzo alla foresta lontano sono 1 flebile brusio che non disturba l'arrivo del nuovo giorno e di una stagione fatta, si spera, di aperitivi al sapore di sabbia, ghiaccio e pelle nuda la cui produzione di melatonina venga di nuovo stimolata.
Può davvero essere tua una cosa che non senti, una cosa che solo intuisci, che c'è solo in un qualche modo che non riesci a definire. E si può davvero sentirne la mancanza quando non c'è più?
Vivere per se stessi vuol dire saper riempire gli spazi tra il battere e il levare, scandito ritmo della vita, come se la musica non dovesse mai fermarsi e il rimbalzo della bacchetta non riuscisse a coprire il salto sonoro fino al quarto successivo o come se il vuoto tra l'eco di suoni senza soluzione di continuità non sembrasse sufficiente a mantenere il ritmo. Pausa, incedere lento e rallentato tra scadenze rigide e a volte imposte da un ciclo che sembra protrarsi in un ritmo che, prima o poi, accomuna tutti.
Riflessioni dell'alba che sorge.
Riflessioni dell'alba che sorge.
Nessun commento:
Posta un commento