A volte si precipita su occasioni che - decisamente - non si immaginava possibili. Forse non proprio Tyler Durden che elemosina un gancio sulla mia porta ma di certo strani forte. Da poco mi sono spostato a nord. Da buon nibelargo il freddo e un vento affilato non scompongono la mia - foltissima del resto - capigliatura. Osservo e appunto e noto e dimentico e scrivo e perdo e a volte posto. Appunto. Giù al nord i due ceppi etnici son mescolati ma non confusi e ogni tanto affiorano antiche cicatrici. Può capitare di incontrare un Marco Gilberti che con un Alt! ti stende dall'alto della sua germanica violenza vocale, come di trovare un Hanz Pietr o un Franz Klocke che alla parola kartoffen rispondo con un gioviale "salute".
Qui è accettabile che, chiedendo dello zucchero al vicino, si possa ricevere come risposta un secco "no" e vedersi sbattere la porta in faccia. Un italiano ad un simile comportamento, mentre ancora si odono i rumorosi passi del teutonico che torna ai propri affari, risponderebbe, a seconda delle longitudini, con plateali insulti evocando a maledire il gargantuesco oltraggiatore e i figli e i nipoti e pronipoti e antenati perduti nelle pieghe del tempo come dazio per il disonore della scortesia subita. Allo stesso modo un italiano abituato, come me del resto, a siglare accordi e stringere mani come se si trattasse di bolli in ceralacca si troverebbe, anche solo per un contratto d'affitto, a doversi divincolare tra centinaia di cavilli, scrupolosità varie e minuzie che non lasciano nessuna ombra, neanche quella della penna. Anche le postille più piccole e nascoste sono scritte con un'altezza di 9pt!
Confesso ormai un certo rapimento nei confronti di una musicalità che si fa largo a forza tra le robuste e scivolose consonanti che costruiscono il feroce scheletro di questa lingua che sa di freddo e di nord. Mi piace ascoltarla anche se, con tutta la buona volontà, non capisco un sostantivo neanche per sbaglio.
Ormai alla domanda "come sono finito quassù?" rispondo con "avrei potuto accettare anche lavori in posti più strani". L'altro giorno, per caso sul giornale, inciampo sulle offerte di lavoro dei raccoglitori di fragole finlandesi. Improvvisamente alla voglia di partile gli occhi si riempiono di neve, freddo e piccoli rubini butterati, tra la neve fresca, pronti da cogliere. Probabilmente c'è troppa poesia. Si tratterà di una serra in plastica giallastra e alluminio malamente curvato e certamente maltrattato che odorano di sudore ed effetto serra a Finlandia provincia di Campobasso.
A volte mi scrivo addosso. e alla fine arriva l'appetito.
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